David assiste alla preparazione dell’aereo, il nostro aereo, con la faccia incollata alle vetrate dell’aeroporto di Catania.
Lui, che non ha ancora 6 anni, aveva attraversato quasi un anno fa il mare che separa la Tunisia dall’Italia. La sua mamma Mariem aveva già il suo fratellino nella pancia, il giorno della partenza, non riusciva a correre abbastanza veloce e così David era salito sulla barca da solo, insieme allo zio, poco più grande di lui. In Sicilia, lo avevano accompagnato in un posto dove vivevano tanti altri bambini. Quella sarebbe stata la sua nuova casa.
Lo zio aveva detto a Mariem che il viaggio era andato bene e che il bimbo era al sicuro. E la mamma era riuscita a trovare il numero di telefono della comunità, così lei e David potevano parlare in videochiamata.
Quando vieni da me, mamma?
Qualche mese dopo anche Mariem era riuscita ad attraversare il mare. Allo sbarco aveva detto di suo figlio, della comunità in Sicilia. Le avevano detto che l’avrebbero mandata in un centro di accoglienza vicino a lui. Ma qualcosa doveva essere andato storto, perché Mariem si era ritrovata a Casa Suraya, a Milano, a 1500 chilometri dal suo bambino.
Erano seguiti mesi di paziente attesa, di burocrazia infinita, carte, documenti ufficiali che non arrivavano mai dal Tribunale per i Minorenni, dai Servizi Sociali, dalla Prefettura. La gravidanza di Mariem avanzava e mentre la sua pancia cresceva, sembravano diminuire le speranze e le possibilità che una donna nelle sue condizioni potesse affrontare il viaggio per andare a riprendere il suo bambino.
E poi finalmente qualcosa si era sbloccato.

Ciao David, sono Francesca. Sono qui con la tua mamma. Lei non può viaggiare perché la sua pancia è troppo grande. Vengo io a prenderti e ti porto da lei.
Sull’aereo David colora, disegna, chiacchiera, mangia tutte le merendine possibili, guarda fuori dall’oblò e gli sembra quasi di vedere la sua mamma lì sotto, in quel paesaggio illuminato che si fa via via più piccolo. Il mare aveva separato David da Mariem e ora un cielo azzurro senza nuvole glielo sta riportando.
La gioia di Mariem è indescrivibile quando David attraversa la porta della sua stanza in Casa Suraya, una felicità così incontenibile che forse a tratti spaventa e spiazza quel bimbo che, così piccolo, ma già così grande, può solo ringraziare Dio per essere finalmente abbracciato alla sua mamma: Alhamdulillah, Alhamdulillah.
Ho un tesoro per te, mamma.
David, seduto sul letto, tira fuori da una tasca del suo zainetto dei Pokemon poche monetine, custodite con cura per quel momento. Mariem sorride e lo abbraccia, lei sa che non c’è tesoro più grande che avere con sé, finalmente, il suo bambino.
Ringrazio Dio per avermi fatto incontrare queste persone meravigliose. Non è stato facile, ma adesso siamo insieme, io e la mia famiglia. Sono felice. La strada è ancora lunga, ma so che arriveremo alla meta.